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Carcinoma polmonare non-a-piccole cellule non-squamoso in stadio avanzato: l’inibitore PD-1 Nivolumab prolunga la sopravvivenza globale


I pazienti con tumore del polmone non-a-piccole cellule non-squamoso in fase avanzata presentano una più lunga sopravvivenza globale con Nivolumab ( Opdivo ), un inibitore del checkpoint immunitario PD-1, rispetto a Docetaxel ( Taxotere ), secondo i risultati di uno studio di fase 3 presentati all’European Cancer Congress.

La terapia con Nivolumab è un nuovo standard di cura per il trattamento dei pazienti con recidiva di cancro del polmone recidivante.
La tossicità di questo trattamento è gestibile, tuttavia viene richiesto un attento follow-up dei pazienti.

E’ stata valutata la sicurezza e l'efficacia di Nivolumab rispetto a Docetaxel in uno studio di fase 3, in aperto, nei pazienti con tumore polmonare non-a-piccole cellule non-squamoso dopo fallimento della doppietta chemioterapica a base di Platino.

Sono stati analizzati i dati di 528 adulti ( età media, 62 anni ). I pazienti sono stati randomizzati a 3 mg/kg di Nivolumab ogni 2 settimane ( n=292 ) oppure a 75 mg/m2 di Docetaxel ogni 3 settimane ( n=290 ).

E’ stata valutata la sopravvivenza durante il trattamento, e ogni 3 mesi dopo la conclusione del trattamento con un follow-up minimo per la sopravvivenza di 13.2 mesi.

Al momento del follow-up minimo, i pazienti trattati con Nivolumab hanno raggiunto una sopravvivenza globale mediana più lunga rispetto ai pazienti trattati con Docetaxel ( 12.2 mesi vs 9.4 mesi; hazard ratio, HR=0.73 ).

Più pazienti nel gruppo Nivolumab hanno raggiunto i 18 mesi di sopravvivenza globale rispetto ai pazienti assegnati a Docetaxel ( 39% vs 23% ).

Nell’analisi basata sulla espressione di PD-L1, è stato riscontrato che il tasso di risposta obiettiva ( ORR ) nel gruppo Nivolumab era maggiore tra i pazienti con espressione di PD-L1 in almeno l'1% delle cellule ( 31% vs 9% ).
Non sono state, tuttavia, osservate differenze della durata mediana della risposta a Nivolumab sulla base dell'espressione di PD-L1 ( 16 vs 18.3 mesi ).

I pazienti trattati con Nivolumab hanno presentato meno eventi avversi gravi ( 10% ) rispetto ai pazienti assegnati a Docetaxel ( 54% ).
Le reazioni avverse più comuni, correlate al trattamento, nel gruppo Nivolumab sono state: affaticamento ( 16% ) e nausea ( 12% ).
Gli eventi avversi più comuni, correlati al trattamento, nel gruppo Docetaxel hanno incluso: neutropenia ( 31% ), affaticamento ( 29% ) e nausea ( 26% ). ( Xagena )

Fonte: The New England Journal of Medicine, 2015

Xagena_Medicina_2015



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